La Piadina nei secoli

C’è chi la chiama “piada” e chi “piadina”; chi ama farcirla di ingredienti salati e chi invece preferisce il dolce; chi sperimenta ricette nuove e chi invece rimane legato alle tradizionali varianti della nonna. È incredibile come un prodotto così semplice come la piadina abbia saputo evolversi e adattarsi nel corso dei secoli, senza mai dimenticarsi però delle sue umili origini.

Al che verrebbe da chiedersi: ma da dove arriva la piadina? Chi è stato il primo a inventarla?

Si potrebbero scrivere pagine e pagine sulle storie che girano al riguardo. Ognuno è convinto di averla inventata e si sprecano le diatribe al riguardo tra le varie città della nostra amata Romagna. In fin dei conti, però, non è un male che ogni città ne rivendichi la paternità: significa che per tutti noi la piadina è qualcosa di veramente importante, qualcosa che fa parte della nostra storia e della nostra vita.

In alcuni casi le sfide tra le varie città assumono caratteri divertenti, come la annosa questione se sia giusto il termine “cassone” o “crescione” (il primo tipicamente usato nel riminese e il secondo nelle zone più a est della Romagna). Che si patteggi per l’uno o l’altra fazione, tutti amiamo la piadina e ci urta anche solo l’idea che qualcun altro voglia appropriarsene.

Ritornando alla domanda posta poc’anzi, da dove arriva la piadina? Difficile dare una risposta certa al riguardo perché stiamo parlando di una preparazione che ha davvero attraversato i secoli. Giusto per farvi un esempio, sappiate che sono stati rinvenuti alcuni resti e tracce riconducibili all’epoca etrusca che ci raccontano di un sostituto del pane di forma circolare realizzato con farina grezza e cereali. Un progenitore della piadina!

Un altro esempio illustre ci è dato nientepopodimeno che da Virgilio nel VII libro della sua Eneide, dove cita una “exigua orbem” riferendosi a un sottile disco di pasta abbrustolita che veniva consumata divisa in quadretti. Questo è solo uno dei tanti esempi riconducibili ad epoche antiche, basti pensare che abbiamo anche numerose testimonianze di epoca romana dove troviamo sostituti del pane preparati con cereali grezzi e consumati insieme a carni e formaggi.

Col passare dei secoli questi progenitori della piadina andarono via via affermandosi e in alcuni casi vennero apportati cambiamenti notevoli nelle preparazioni. Importante in tal senso è stata l’epoca medievale quando, per via delle pesanti tassazioni sul grano imposte dai proprietari terrieri, si cominciarono a utilizzare cereali poveri. Celebre e ricordata è una testimonianza scritta del Cardinale Angelico risalente al 1371: una nota scritta di suo pugno in cui annotava quali tributi la città di Modigliana dovesse alla Curia Apostolica, tra cui figuravano proprio due “piade”.

Spostandoci in epoche più recenti, la piadina col tempo smise di essere concepita come simbolo della vita rustica e campagnola per divenire invece un prodotto conosciuto e di largo consumo. Importantissime al riguardo sono le figure di Antonio Sassi, che nel periodico Il Plaustro definiva “le tradizionali e gustose schiacciate dei Romagnoli”, e dei poeti Marino Moretti e Giovanni Pascoli, entrambi fieri romagnoli profondamente legati alla loro terra e alle sue tradizioni. Il primo dedicò diverse poesie alla piadina e alla sua amata Romagna, mentre al secondo si deve la celebrità della piadina e l’ufficializzazione del termine “piada”, italianizzazione della parola dialettale “piè”. Nel suo famoso componimento La Piada Giovanni Pascoli tesse un bellissimo elogio della piadina arrivando a definirla pane nazionale dei Romagnoli, creando così un legame indissolubile tra questi e la piadina; legame che ancora persiste ed è più forte che mai. Se poi pensiamo che Giovanni Pascoli scriveva i suoi componimenti mentre la sorella Marina gli preparava la piadina, si capiscono ancora più cose!

Arriviamo così al secondo dopoguerra, periodo in cui la piadina si diffuse rapidamente in campagna e in città non più come surrogato del pane, ma come una golosa e invitante alternativa.
Inizialmente vennero relegate a semplici preparazioni casalinghe, fino alla nascita negli anni Settanta dei primi laboratori artigianali e di chioschi sul Lungomare. L’enorme successo riscontrato da questi laboratori portò col tempo alla decisione di produrre piadina su scala industriale, dando vita così a grandi stabilimenti produttori e distributori di piadina su scala nazionale e internazionale. Tra loro ci siamo anche noi che dal 1994 siamo in prima linea nella produzione e distribuzione di piadine fresche in tutta Italia.

In conclusione di questo lungo itinerario arriviamo finalmente al 2014, anno importantissimo in cui la Piadina Romagnola verrà riconosciuta come prodotto a Indicazione Geografica Protetta. Questo marchio ne attesta la tradizionalità e soprattutto la rende protetta dall’Unione Europea. La nascita della IGP si deve al duro lavoro del Consorzio di Tutela e Promozione della Piadina Romagnola, organizzazione di cui facciamo orgogliosamente parte insieme ad altre realtà nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna fino al fiume Sillaro.

Come vedete la storia della piadina è lunga e articolata, si potrebbero raccontare tante altre cose che qui non abbiamo riportato. Ad ogni modo il messaggio che ci sentiamo di trasmettere è semplice quanto di impatto: la piadina per noi è vita e tradizione, non una semplice preparazione gastronomica. Poter contribuire alla sua diffusione e alla sua protezione è quanto abbiamo di più caro, altrimenti non saremmo arrivati dove siamo oggi.

Viva la piadina! Viva la Romagna!